ADOZIONE:INCONTRO FAMIGLIE-SERVIZI-ARGO PDF Stampa E-mail
Scritto da Gruppo di lavoro “Pollicino cerca casa”   

Associazione ARGO

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P.I. 02115120780

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INCONTRO FAMIGLIE-SERVIZI-ARGO

Il 7 marzo 2013  si è tenuto l’incontro di chiusura della prima fase di un’idea progettuale:

“Pollicino cerca casa”.

A questo incontro hanno partecipato il gruppo di lavoro dell’associazione Argo, operatori dei servizi pubblici del territorio e  genitori adottivi.

L’idea progettuale ha preso corpo a partire dalla primavera del 2011, per verificare la possibilità di realizzare un progetto di intervento di accompagnamento alle famiglie che adottano.

L’idea di impegnarci, come Associazione Argo, in questo direzione, proveniva dall’esperienza, prevalentemente di tipo clinico, che ci ha rivelato un vissuto di solitudine delle famiglie che decidono di adottare, addentrandosi in un percorso complicato e irto di difficoltà sin dai primi momenti. Le difficoltà spesso non terminano con l’arrivo del bambino ma “ritornano a galla” in ogni momento del ciclo vitale della famiglia adottiva, in cui si preparano dei cambiamenti. Questo non è diverso di per sé dalle da quello che vivono altre famiglie; ciò che è diverso è l’intensità di ciò che si mette in moto a partire dalla scelta iniziale.

L’Associazione Argo ha iniziato questo percorso coinvolgendo la Scuola Romana di Psicoterapia Familiare di Crotone e l’Università della Calabria, nella persona della Prof.ssa A. Costabile.

La prima fase, esplorativa del fenomeno delle adozioni in Calabria, ci ha permesso di conoscere direttamente questa realtà, le normative vigenti, le prassi dei servizi e di raccogliere i bisogni degli operatori e delle famiglie, di cercare dei referenti per la costruzione di una eventuale rete di collaborazione.

A conclusione di questa prima fase, abbiamo ritenuto importante condividere le nostre riflessioni con le persone che ci hanno dato il loro contributo nella comprensione dei bisogni del territorio.  Abbiamo così organizzato un incontro a cui hanno partecipato: il gruppo di lavoro dell’associazione Argo, operatori dei servizi pubblici del territorio e  genitori adottivi

L’incontro si è aperto tracciando la storia di quest’iniziativa .

La Dott.ssa Colantonio ha esplicitato come le storie dei protagonisti dell’incontro siano state mosse  da passioni “mitiche”:

  • l’associazione porta nel nome il mito degli argonauti alla ricerca del vello d’oro, ossia l’obiettivo ambizioso, “mitico” appunto, presente nella mission dello statuto, del lavoro per la prevenzione del disagio; questo obiettivo ci ha spinto a  interessarci della possibilità di prevenire quelle forme di sofferenza che come clinici incontriamo nelle famiglie, prevalentemente in fase adolescenziale.
  • La storia delle famiglie adottive inizia da una “coppia eroica” che, avendo incontrato i limiti e le difficoltà imposti da un blocco nella loro creatività, si muovono come alla ricerca di un tesoro sognato: fanno tentativi e percorrono diverse strade, trovano mappe, vere o false, e si confrontano con tanti ostacoli, avendo la speranza che qualcuno li aiuti, maghi o fate.
  • Il mito dei bambini è quello di “pollicino”, i cui genitori biologici, per salvarlo dalla fame e dalla carestia, non possono far altro che lasciarlo nel bosco, nella speranza che lì possa trovare risorse per salvarsi. E’ un mito che lascia dietro di sé la spinta a “ricercar la casa”, ma anche, una volta trovata, la paura di un nuovo abbandono, che ad ogni passaggio critico della vita torna, più o meno consapevolmente, a galla.
  • Anche gli operatori inseguono un mito: con esigue risorse umane e di tempi si propongono, seguendo la legge, obiettivi complessi e a volte paradossali, come quello da una parte di  valutare in modo accurato una famiglia in modo da tutelare il bambino che troverà grazie a lei una nuova casa, e dall’altra conquistare la fiducia dei genitori, in modo che questi ultimi possano sentire gli operatori come delle figure di sostegno nel difficile percorso adottivo.

L’obiettivo dell’incontro è stato “toccare terra insieme”: prendere coscienza dei miti che muovono i nostri percorsi, che ci spingono e sostengono nell’ intraprendere strade complesse e difficili, ma anche della necessità di riferirci ad un confine di realtà, con le sue risorse e i suoi limiti,  con la possibilità all’orizzonte, se si vuole, di individuare obiettivi comuni e di fare rete per raggiungerli.

L’Associazione Argo ha ripercorso le tappe del proprio percorso di approfondimento, fatte di contatti intrapresi, di incontri di autoformazione, di confronti clinici e di esperienze seminariali. Lungo questo percorso ha fatto delle scoperte, confrontato delle difficoltà, individuato dei bisogni, che ha sentito  utile “restituire” a quanti ha incontrato. Riportiamo in sintesi la restituzione di ciò che noi abbiamo percepito nel nostro cammino.

In particolare gli incontri con gli operatori sono stati 2, con:

-          operatori che seguono le famiglie per l’idoneità  per il  follow up su mandato del Tribunale dei Minorenni: Dott.ssa Serafina Bova, responsabile di una delle 15 Equipe territoriali regionali che fa capo ad Acri e comprende 24 comuni; Dott.ssa Loredana Trozzo, responsabile Servizi sociali- settore Minori- dell’Azienda Sanitaria –Distretto di Cosenza,  che ha portato l’esperienza relativa al territorio di Cosenza e di altri Comuni del cosentino che, sprovvisti di personale nei servizi sociali, ricorrono, in regime di convenzione, al personale dell’A.S.; Dott.ssa Rita Canu, psicologa presso il Servizio Sociale del Comune di Rende;

-          operatori che intervengono su richiesta della famiglia adottiva o dei servizi (comune, tribunale) in caso di intervento sul minore: Dott.ssa Rosellina De Luca, Neurospsichiatra dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria del distretto sanitario di Rende;  Dott.ssa  Maria Pia Abate, Assistente Sociale Coordinatrice  e Dott.ssa  Giovanna Pingitore, Pedagogista del servizio Sociale dell’Azienda Sanitaria – Distretto di Rende che hanno portato l’esperienza relativa ai Comuni, limitrofi a Rende, che ricorrono, in regime di convenzione, al personale dell’A.S.

Dal confronto con tutti loro è emerso:

-          un bisogno di rete tra i servizi

-          un bisogno di confronto sulle pratiche e metodologie utilizzate dai vari operatori nei vari servizi

-          un bisogno di formazione e/o supervisione per gli operatori

-          l’utilità di promuovere interventi nella fase precedente all’adozione, nel momento di confronto della coppia con i problemi nel generare oppure nella fase dell’”attesa” del figlio

 

Abbiamo incontrato le famiglie, oltre che in occasione dei seminari aperti al pubblico, in un incontro specifico.

Il primo dato riportato è stato quello che ci ha colpito ad un livello più di superficie:  è stato difficile riunire le famiglie. Molte non sono venute, qualcuno si è presentato prima, chi poco dopo, chi dopo metà dell'incontro, ma una volta arrivati e rotto il ghiaccio, è stato quasi difficile chiudere l'incontro e mettere fine alla discussione nata. Abbiamo pensato che probabilmente è stato difficile “arrivare” e orientarsi nella ricerca di uno spazio di ascolto, ma una volta sperimentatolo, è emerso un grande bisogno di esprimersi, parlare e condividere.

In particolare sono emersi alcuni punti importanti, come:

-          l'idea di creare un gruppo di mutuo aiuto

-          l'importanza della rete (internet) nello scambio di opinioni e informazioni

-          il bisogno di costruire una rete più ampia

-          l'esperienza comune delle difficoltà sperimentate nell'inserimento a scuola dei bambini adottati e dei problemi con la lingua

-          l’importanza di lavorare con la cittadinanza,  in particolare con i genitori stessi e con gli insegnanti con incontri di prevenzione primaria mirati a favorire l’incontro con la “diversità”

Le famiglie avevano portato con sé i figli, che sono stati accolti in uno spazio di tipo espressivo (gioco, disegno). Possiamo dire che c’è stata apertura da parte loro e per qualcuno esplicita richiesta di avere uno spazio di ascolto. Un bisogno di raccontarsi e di raccontare o disegnare la propria casa. La figura di Pollicino non è forse solo una metafora!

L’incontro del 7 marzo ha offerto inoltre la possibilità alle famiglie di cercare un confronto diretto con gli operatori denunciando le difficoltà ad incontrare i servizi e a sentirsi sostenuti da loro; d’altro canto gli operatori hanno spiegato i limiti imposti dalle attuali normative oltre che dalle loro risorse; sono anche emerse le responsabilità attribuite dalla legge e il confronto con le aspettative degli attori in gioco: è la famiglia che deve andare a chiedere o il servizio che deve andare a trovare la famiglia? L’una deve chiedere aiuto o l’altro deve darlo? Nell’affrontare tale questione è emerso con chiarezza il ruolo paradossale dei servizi, che non possono essere visti dalle famiglie come contesti in cui esprimere le loro difficoltà, poiché gli stessi servizi al contempo hanno il ruolo di valutarli e quindi, hanno il potere di proporre l’eventuale allontanamento del minore.

Molte sono le famiglie che si sono rivolte ad associazioni fuori regione: non essere vicini alle associazioni con le quali hanno adottato attiva ancora di più un senso di smarrimento poiché non riescono ad essere in contatto diretto e frequente con altre famiglie adottive, né con servizi di consulenza e ascolto.

Via via, la complessità della questione segue la linea del bisogno di un contesto neutro, dove non essendoci “valutazioni” in corso sia più facile dare e ricevere fiducia, dare e ricevere ascolto, dove ci siano istruzioni affidabili per seguire le “mappe per la ricerca del tesoro”,  dove poter chiedere e dare aiuto, dove ognuno degli attori presenti possa dare un contributo per costruire un serbatoio di risorse comuni.

Il clima della riunione è stato attento e partecipe e il confronto interessante per tutti i convenuti.

L’associazione Argo ha ribadito la propria disponibilità a mettere in campo idee e competenze e a riaprire uno spazio di confronto con i partner incontrati lungo il percorso al fine di provare a costruire questo spazio neutro, per noi ormai identificato nella “casa di pollicino”: uno spazio fisico, ma anche uno spazio di ascolto e di aiuto, che possa attrezzarsi da vari punti di vista e rivolta a bambini, famiglie, operatori e cittadinanza, impegnati a sanare la ferita indicibile di questi bambini e a sostenere le loro famiglie. Conclusa questa prima fase di esplorazione, l’Associazione potrà rendersi disponibile a continuare questo percorso  purché ci sia l’interesse e la disponibilità degli altri attori in gioco a farsi promotori di iniziative perseguibili sul piano concreto, verificando la possibilità di sostenere il progetto con risorse, anche economiche, adeguate.

Invitiamo tutti coloro abbiano partecipato alle iniziative, o interessati a partecipare,  a contattarci per segnalare disponibilità e proposte sulle questioni emerse. La “casa Argo” rimane aperta per chiunque abbia bisogno di uno spazio di incontro e confronto.

 

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